Del soggetto

Ciò che fa sì che io non sia tu e tu non sia me, è uno spettatore inerte e trasparente attraversato dall’esistenza, un passeggero privo di dimensione sulla carrozza della vita, un inquilino inconsistente di un corpo che vaga nel mondo. L’osservazione è ciò che rende esistente ogni cosa e possibile le altre, ma non c’è niente e nessuno dietro lo sguardo, come uno specchio, l’innesco del riflesso si esaurisce ogni volta, restituendo ciò che è visto.

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Il soggetto dello sguardo

Lo sguardo è il tramite attraverso cui un mondo guarda un altro mondo. Il proprio sguardo non è “proprio”, ma è del mondo che guarda: a noi, al soggetto, è restituita soltanto la relazione tra il mondo che guarda e il mondo guardato. In prima istanza tale relazione assegna al soggetto un tempo e una posizione riconoscibili che consentono alla coscienza del soggetto di trovarsi, poi, nel sedimentarsi degli “stati” (dove e quando) dell’esser(ci) si producono i significati e, infine, il senso delle cose, che comprende, si intende, anche se stessi. Ma tutto ciò ritorna ad appartenere ai mondi che guardano altri mondi. Cosa si intende per mondi che…

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Un altro modo per dire coscienza è relazione

Ogni volta che si innesca una relazione nel nostro sguardo spunta l’opera della coscienza; tuttavia la coscienza emerge, ogni volta, in presenza di una relazione. Dire che sia l’una, la relazione, o l’altra, la coscienza, ad “arrivare” per prima è tanto complesso quanto probabilmente inutile, o per meglio dire, inefficace. È infatti in questa concatenazione, che non mostra né inizio né fine ma solo il continuo, che si perpetua il nesso fondamentale alla base della ricerca di ogni sapere e verità. Affinché la relazione possa innescarsi e la coscienza possa altrettanto operare, si predispone una condizione preliminare, caratterizzata dalla realtà che ci costituisce come individui e che si fa…

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Il sapere invecchiato

Non è stato con l’avanzare dell’età che si è preso sempre maggiore consapevolezza di cosa si costituisce la realtà: con la diretta conseguenza che quello che si è creduto essere vero, fosse illusorio. Non è neanche vero che la giovinezza prima dell’invecchiamento sia costituita da menzogne credute fintanto che non si scoprono tali invecchiando. È tutto il contrario. Chi diventiamo invecchiando si costituisce una menzogna e nient’altro sa produrre nei confronti della realtà e non solo: egli proietta nel tempo quel suo sguardo menzognero per contaminare lo sguardo ancora giovane rivolto alla realtà. Sguardo che piuttosto era in grado di prodursi autentico: e la realtà su cui s’affacciava si…

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La realtà che conosce

Accade per lo più a tutti, ma per igiene preferiamo molti, che in determinati momenti ciclici dell’esistenza la presa di coscienza sul mondo, attraverso la realtà particolare – ma possiamo dire anche locale – emerga dalle profondità più antiche del pensiero e del sentire, ed allo stesso tempo raggiunga un’altezza tale da poter accogliere e riconoscere in termini, diciamo, universali, quel determinato luogo, quel particolare momento, quella data persona, e così via. Avviene quindi che il senso di talune cose si faccia più presente, in un certo modo più comprensibile, o comunque la comunione con esso sia effettivamente più efficace tanto da coglierne il significato da fuori a dentro…

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La coscienza è unica…

…Questo è semplice, eppure sembra sfuggirci continuamente insieme a tutto quello che implica. Esaminiamo la faccenda passo per passo. Se la coscienza non fosse unica dovremmo lasciare spazio alla possibilità di poter essere multicoscienti, ubiqui. Una volta tanto l’unicità sembra essere qualcosa di meno presuntuoso e più verosimile dell'equipollenza. Facciamo un altro passo, ma indietro. Cosa significa essere cosciente? Sappiamo già molto in merito, riassumiamolo per andare avanti. Cosciente, è essere consapevoli di ciò che accade. Questa definizione fa da anticamera al giudizio. Mi rendo conto delle cose che ho intorno, di ciò che accade, posso usare la mia esperienza, conoscenza, intelligenza, sensibilità ecc., per capire, quindi giudicare, e…

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Esiste la possibilità che la coscienza non debba in ogni modo raggiungere una metafisica nell’atto di “presa” sul mondo? Cosa significa insomma la presa di coscienza? Essa sicuramente si manifesta con la visione, tale di uno sguardo che è quello della coscienza, appunto. La visione è un atto trascendentale in sé, essa si estrae (e astrae) da ciò che le appare e a cui appartiene in quanto tanto lo spazio del soggetto in cui opera, quanto lo spazio dell’oggetto che osserva appartengono alla medesima realtà. Anche se, pur essendo quanto appena detto un atto di ammissione della condizione paritaria che ha l’uomo depositario (per quanto ne sappiamo) della coscienza,…

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L’arte è quantomeno ambivalente, molteplice è certamente ciò che rappresenta, ma altrettanto lo è la sua funzione. La rappresentazione è trascendentale; trascendere significa porsi al di fuori, sedersi sulla poltrona ed osservare dinanzi, ma significa anche vedersi. Se ci addentriamo ancora un poco nel significato di trascendentale allora intendiamo che in un certo senso raccogliere qualcosa dentro lo sguardo, com-prenderla è necessariamente un atto di semplificazione (i filosofi però la chiamano sistematicità), ghermire con i significati ciò che si osserva, significa soggiogarlo, addomesticarlo. Le immagini. Esse non esistono nella realtà, non ci sono: neppure un paesaggio che si staglia immobile dinanzi a noi è immagine fintanto che non trascendiamo,…

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