Dirsi sé stessi

È bene drizzare le antenne e produrre interiormente una dovuta separazione tra realtà e parole, quando queste sono messe in fila da chi dichiara, seppur con intenzioni sincere, di raccontare, spiegare, mostrare sé stesso. Sebbene tali discorsi, infatti, emergano da un incontro partecipato, un confronto acceso, uno scambio sentito e financo una confessione a cuore aperto, essi sono sempre il risultato di una post-produzione, necessaria, si intende, perché ogni rappresentazione possa esistere, in un modo (il nostro) o nell’altro. Alla fine, della realtà che riguarda noi stessi non vi sarà traccia, non essendo prerogativa di ciò che ci costituisce lasciarne alcuna.

Continua a leggere Dirsi sé stessi

L’essere non può essere visto: si nasconde, infatti, nel(per) guardare, e sparisce del tutto, ogni volta che qualsiasi cosa è vista…

Continua a leggere

Essere e divenire

La prima effettiva costituzione della realtà siamo noi stessi. E quando la realtà ci viene in-contro, generando attrito, non è l’io che si scontra, poiché già si costituisce in essa, è la realtà “io”, quindi, diciamolo meglio, è la realtà interna che si incontra con la realtà esterna, non in maniera sostanzialmente diversa rispetto a uno scoglio che incontra le onde del mare o una foglia sbalzata via dal vento. Per quanto in linea teorica quanto detto sembra filare serenamente, l’opposizione dell'io – realtà interna – con la realtà esterna genera il fraintendimento che la realtà, nella sua sostanziale oggettività tangibile del divenire, stia soltanto all’esterno, mentre noi (io)…

Continua a leggere Essere e divenire

Penso dunque non sono

La coscienza è l'allucinazione che ci fa credere di esistere, e per questo è la più difficile da dubitare, perché non resterebbe nessuno a farlo. Dunque cosa ci restituisce l'ultimo dubbio? Il non essere.

Continua a leggere Penso dunque non sono

Un giorno, per un emerso e stringente bisogno di comprendere, abbiamo assegnato alla verità la proprietà dell’essere. Tuttavia si trattava ancora della verità degli oggetti. Ma non ci è bastato, volevamo sapere dove trovarla, e allora abbiamo voluto la verità negli oggetti e per questo abbiamo deciso di metterci dentro l'essere, financo imprigionandolo, pur di vederlo lì (qui) e dire: è vero. Non paghi, affinché non fosse anche altrove, non potendo fermare il tempo, abbiamo impedito che scorresse, per vederlo ora e sempre e dire: è eterno. Grandi e paffutelli ci siamo liberati dalle categorie metafisiche, ma neanche per un attimo abbiamo pensato di liberare l’essere. E in quelle…

Continua a leggere

Critica della coscienza

Dunque l’illusione più grande è quella di aver creduto e continuato a credere ogni volta, di essere ciò che diveniamo. Il mantenimento in itinere di questa illusione è dovuto alla coscienza, che fissa, nella sua “presa” il divenire ri-mandandoci l’immagine al nostro riconoscimento per essere protocollata: se passa allo sportello è fatta! – Diventiamo ciò che siamo. – Questa operazione si ripete continuamente in ogni presa d’atto sul mondo, sulle cose, sull’altro, oltre che su sé stessi. Ma si intende che ogni cosa viene, attraverso procedure più o meno automatizzate, protocollata; semmai il divenire che riguarda se stessi può presentare una procedura più complicata e conseguentemente più significativa. Per…

Continua a leggere Critica della coscienza

La coscienza è unica…

…Questo è semplice, eppure sembra sfuggirci continuamente insieme a tutto quello che implica. Esaminiamo la faccenda passo per passo. Se la coscienza non fosse unica dovremmo lasciare spazio alla possibilità di poter essere multicoscienti, ubiqui. Una volta tanto l’unicità sembra essere qualcosa di meno presuntuoso e più verosimile dell'equipollenza. Facciamo un altro passo, ma indietro. Cosa significa essere cosciente? Sappiamo già molto in merito, riassumiamolo per andare avanti. Cosciente, è essere consapevoli di ciò che accade. Questa definizione fa da anticamera al giudizio. Mi rendo conto delle cose che ho intorno, di ciò che accade, posso usare la mia esperienza, conoscenza, intelligenza, sensibilità ecc., per capire, quindi giudicare, e…

Continua a leggere La coscienza è unica…

L’ente mascherato

L’ontologia come l’abbiamo conosciuta fino ad ora, ovvero quella dell’ente mascherato da essere, è da sostituirsi con la formazione. L’imperativo categorico è l’apoteosi morale di una particolare formazione, che non coincide con un'altra. L’atto morale definitivo, la scelta che svetta sulle altre, non hanno niente a che fare con l’essenza, il noumeno, il centro, l’assoluto che reclama la giusta e vera azione. Si tratta esclusivamente di una riduzione ai minimi termini di tutto ciò che linguisticamente caratterizza la nostra formazione e che conduce nel luogo esistenziale dei significati portanti di una determinata esistenza. Quel luogo privo di senso e di logica, ma che pulsa come un motore organico, genera…

Continua a leggere L’ente mascherato