Perché ci si innamora? È opera della necessità? No, perché essa è ancora in attesa fintanto che non accade. È contingenza allora? Neanche, perché per accadere deve potersi fermare. E dunque? Dunque è nella terza via, che si mostra al biforco, laddove emerge quel sentimento. Ovvero nell’incontro(incastro) tra necessità e contingenza. E dal loro connubio esso fiorisce. Nel divenire ogni cosa che scorre abbaglia e non si vede, finché non si ferma, sul nodo di Ananke, e si mostra: e perché si mostra? Ma ancora prima che la domanda si formuli, quando ancora s’affaccia l’intenzione soltanto di chiedersi… Ecco perché!

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L’esitazione è il miracolo della giovinezza, ma la apprezziamo soltanto nel ricordo, mentre quello che ne rimane alle età che seguono è un residuo impastato di necessità sapiente ed opportuna.

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La morale di per sé è la scusa per fare qualcosa piuttosto che un'altra, oppure non farla affatto, che sia l’una o l’altra cosa da fare. Difficilmente si trova la morale nell’azione o non azione compiuta, essa è soltanto motivata prima da una scusa e giustificata dopo dalla medesima oppure un'altra. La morale non è nelle cose. È nelle persone? In questo caso le persone non sono molto diverse dalle cose, perlopiù, e l’unica attitudine che genera una moralità già nell’agente e di riflesso anche nell’azione è l’onestà. Non intesa come valore o principio morale e conseguenti etichette annesse. Onestà come condizione dell’individuo e disposizione del suo agire. La…

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Destino, provvidenza e sorte

Ovvero il crocevia delle contraddizioni più spinose. In mezzo a questi tre concetti ci giochiamo la mossa nascosta che porta alla disfatta, il cenno segreto che manifesta le nostre vere intenzioni, lo sguardo chino in attesa che ciò che non vogliamo si compia. Sicuramente i più grandi fraintendimenti sono da imputare quasi sempre a una di queste tre parole e ai significati che si portano dietro. È fatalmente pericoloso credere che qualcosa accada perché doveva accadere, ma non meno pericoloso è pensare che qualcos’altro accada perché sarebbe accaduto, ma il pensiero più infetto di tutti forse è credere che ciò che accade è successo grazie o per colpa della…

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L’arte è quantomeno ambivalente, molteplice è certamente ciò che rappresenta, ma altrettanto lo è la sua funzione. La rappresentazione è trascendentale; trascendere significa porsi al di fuori, sedersi sulla poltrona ed osservare dinanzi, ma significa anche vedersi. Se ci addentriamo ancora un poco nel significato di trascendentale allora intendiamo che in un certo senso raccogliere qualcosa dentro lo sguardo, com-prenderla è necessariamente un atto di semplificazione (i filosofi però la chiamano sistematicità), ghermire con i significati ciò che si osserva, significa soggiogarlo, addomesticarlo. Le immagini. Esse non esistono nella realtà, non ci sono: neppure un paesaggio che si staglia immobile dinanzi a noi è immagine fintanto che non trascendiamo,…

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