Perché ci si innamora? È opera della necessità? No, perché essa è ancora in attesa fintanto che non accade. È contingenza allora? Neanche, perché per accadere deve potersi fermare. E dunque? Dunque è nella terza via, che si mostra al biforco, laddove emerge quel sentimento. Ovvero nell’incontro(incastro) tra necessità e contingenza. E dal loro connubio esso fiorisce. Nel divenire ogni cosa che scorre abbaglia e non si vede, finché non si ferma, sul nodo di Ananke, e si mostra: e perché si mostra? Ma ancora prima che la domanda si formuli, quando ancora s’affaccia l’intenzione soltanto di chiedersi… Ecco perché!

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L’illusione filosofica

La tendenza è sempre quella: “Pensare di…”. Le condizioni preliminari, affinché si voglia far intendere a noi stessi che le nostre idee possano germogliare e crescere dentro la nostra identità esistenziale, sono che qualcosa deve avere modo di potersi compiere, ma che allo stesso tempo non giunga mai completamente a compimento. Nello specifico la prima è una condizione “necessaria” la seconda è “necessaria e sufficiente”. Questo lo si capisce. La questione merita di essere ampliata filosoficamente; con un po’ di scaltrezza ed emancipazione dal proselitismo filosofico ci si potrebbe accorgere che siamo nel campo della gnoseologia. Ma il termine, come al solito, è uscito dalla parte sbagliata, e la…

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L’amore non si interroga. Esso non presuppone domande fertili da cui scaturiscono risposte, ma al contrario presuppone risposte dalle quali scaturiscono domane sterili.

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La bellezza è il tempo che si innamora dello spazio, così che il senso non sa più dove trovarsi, se dentro o fuori. - Che sia questo smarrimento quello che ho trovato? - Infatti, se non esiste un tempo separato dallo spazio, può esistere un dentro e un fuori?

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