Gli artisti sono perlopiù ruffiani

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Tutta l’arte che ammicca a sentimenti facilmente rintracciabili è ruffiana. L’arte che allude a condizioni condivisibili lo è. L’arte che ti strizza l’occhio lo è. Quella che sa dove vuoi riconoscerti e lo esalta. L’arte che legittima le singolarità pluralizzandole. L’arte che fa elegia del particolare dove riconoscersi, l’arte che fa comune il luogo che ancora non lo è. L’arte che fa riconoscerti. Ecco, quello che resta dell’arte, in questa epoca, è il vocabolo in cui inserire l’abitazione degli artisti; non dissimile da altri vocaboli come bar, negozio di abbigliamento, bagno.

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L’arte è quantomeno ambivalente, molteplice è certamente ciò che rappresenta, ma altrettanto lo è la sua funzione. La rappresentazione è trascendentale; trascendere significa porsi al di fuori, sedersi sulla poltrona ed osservare dinanzi, ma significa anche vedersi. Se ci addentriamo ancora un poco nel significato di trascendentale allora intendiamo che in un certo senso raccogliere qualcosa dentro lo sguardo, com-prenderla è necessariamente un atto di semplificazione (i filosofi però la chiamano sistematicità), ghermire con i significati ciò che si osserva, significa soggiogarlo, addomesticarlo. Le immagini. Esse non esistono nella realtà, non ci sono: neppure un paesaggio che si staglia immobile dinanzi a noi è immagine fintanto che non trascendiamo,…

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