In un mare di significati, arriva, prima o poi, la tempesta. Ma qual è la condizione "naturale” del mare? Quella calma o quella tempestosa? Dati i significati, quando è sorto il primo “perché?” Ed ha senso chiedersi perché è sorto? È il ritorno del caos che piomba su ciò che significa a farci chiedere “Perché accade ciò (il caos)? E poi subito dopo “Perché quest’altro significa(va) così?”. È la crisi di ciò che è dato significare che ci fa interrogare prima sulla sua distruzione o cambiamento, e poi sul significato stesso? Forse è il dolore a farci porre la domanda metafisica? Scopriamo la dimensione trascendentale quando la narrazione viene…
Il segreto inconfessabile – e sconosciuto – del riduzionista è quello di poter ridurre a “così poco” il mondo da riuscire a sopportalo; quindi distaccarsene, potersene fare ciò che gli pare, anche liberarsene, per poi magari riprenderselo un giorno qualsiasi, o magari no, insomma come quel Dio inopportuno e irresponsabile, esserne la metafisica.
La moneta esistenziale
Perduta ogni credenza, all'individuo non resta che essere creduto. Nella nuova metafisica di domanda e offerta dello sguardo, la credibilità diventa una proprietà di scambio per essere creduti. E lo sguardo della comunità sancisce quindi con la sua moneta il valore esistenziale di ogni individuo.
Esiste la possibilità che la coscienza non debba in ogni modo raggiungere una metafisica nell’atto di “presa” sul mondo? Cosa significa insomma la presa di coscienza? Essa sicuramente si manifesta con la visione, tale di uno sguardo che è quello della coscienza, appunto. La visione è un atto trascendentale in sé, essa si estrae (e astrae) da ciò che le appare e a cui appartiene in quanto tanto lo spazio del soggetto in cui opera, quanto lo spazio dell’oggetto che osserva appartengono alla medesima realtà. Anche se, pur essendo quanto appena detto un atto di ammissione della condizione paritaria che ha l’uomo depositario (per quanto ne sappiamo) della coscienza,…
