La realtà che conosce

Accade per lo più a tutti, ma per igiene preferiamo molti, che in determinati momenti ciclici dell’esistenza la presa di coscienza sul mondo, attraverso la realtà particolare – ma possiamo dire anche locale – emerga dalle profondità più antiche del pensiero e del sentire, ed allo stesso tempo raggiunga un’altezza tale da poter accogliere e riconoscere in termini, diciamo, universali, quel determinato luogo, quel particolare momento, quella data persona, e così via. Avviene quindi che il senso di talune cose si faccia più presente, in un certo modo più comprensibile, o comunque la comunione con esso sia effettivamente più efficace tanto da coglierne il significato da fuori a dentro…

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Ricucire e separare

Quella spinta moderna a voler ricondurre (per non dire ridurre) la mente alla dimensione materiale del corpo, della carne, ha prodotto sicuramente un nuovo gingillo della conoscenza che ancora oggi va per la maggiore per quel che riguarda le scienze umane e forse non solo: la psicologia. Ma la separazione da ricucire tra mente e corpo in realtà non è mai stata la vera faccenda per risolvere il dualismo, ed essa non si è mai presentata in maniera evidente, se non all’interno di un fraintendimento logistico. Diciamo, in termini filosoficamente più generali che, negli effetti dualistici, si può parlare di separazione tra il pensiero rappresentativo (veicolato dal linguaggio) e…

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Le donne mentono, gli uomini mentono e così anche le madri, i padri e anche gli amici mentono, tu menti e io pure, qualche volta. Che sia la menzogna il modo in cui crediamo di preservare la verità? D’altra parte come un climax il fallimento si manifesta in un crescendo di chiarezza. Cosa c’è di più vero, infatti, del momento in cui tutte quante le menzogne falliscono? Vero è ciò che si respira, che si manifesta, che si fa sentire; tanto forte che neppure, a quel punto, ci interessa di sapere, di conoscere, ciò che è vero. Saggio pudore, che sul più bello ci fa scampare all’ultima beffa? Niente…

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La coscienza è unica…

…Questo è semplice, eppure sembra sfuggirci continuamente insieme a tutto quello che implica. Esaminiamo la faccenda passo per passo. Se la coscienza non fosse unica dovremmo lasciare spazio alla possibilità di poter essere multicoscienti, ubiqui. Una volta tanto l’unicità sembra essere qualcosa di meno presuntuoso e più verosimile dell'equipollenza. Facciamo un altro passo, ma indietro. Cosa significa essere cosciente? Sappiamo già molto in merito, riassumiamolo per andare avanti. Cosciente, è essere consapevoli di ciò che accade. Questa definizione fa da anticamera al giudizio. Mi rendo conto delle cose che ho intorno, di ciò che accade, posso usare la mia esperienza, conoscenza, intelligenza, sensibilità ecc., per capire, quindi giudicare, e…

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Il linguaggio della rappresentazione è costantemente inopportuno per il pudore che ne dovrebbe conseguire dalla sua matrice stessa. Esso di fatti manifesta inevitabilmente e costantemente l'equivoco dell'esistenza, la dispersione dell'assenza, unico carattere effettivamente identificabile con la sostanza. Nella fattispecie tale linguaggio è una tecnologia dispersiva e disperdente che ha dissolto la dimensione stessa che lo ha reso necessario nel farsi rappresentativo: la coscienza. Raggiunto il punto critico di espansione coscienziale esso ha prodotto un collasso stesso della coscienza, producendo quindi una caduta della materia coscienziale all'interno di se stessa, nella stessa maniera in cui il collasso di una stella porta a produrre un buco nero. La coscienza, infatti, non…

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L’ente mascherato

L’ontologia come l’abbiamo conosciuta fino ad ora, ovvero quella dell’ente mascherato da essere, è da sostituirsi con la formazione. L’imperativo categorico è l’apoteosi morale di una particolare formazione, che non coincide con un'altra. L’atto morale definitivo, la scelta che svetta sulle altre, non hanno niente a che fare con l’essenza, il noumeno, il centro, l’assoluto che reclama la giusta e vera azione. Si tratta esclusivamente di una riduzione ai minimi termini di tutto ciò che linguisticamente caratterizza la nostra formazione e che conduce nel luogo esistenziale dei significati portanti di una determinata esistenza. Quel luogo privo di senso e di logica, ma che pulsa come un motore organico, genera…

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La ricerca della verità, per quanto vana se credete, ci libera da qualcosa di intrinsecamente effimero, nonché fuorviante ed oltremodo invasivo: sé stessi.

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Preziosa è la giovinezza, che concede al tempo di essere lontano. Quella lontananza in cui troviamo dove la fine coincide con l'inizio, l'invenzione che fa sembrare per un attimo tutto vero. Ma quando il tempo si fa più vicino, quel luogo piano piano sparisce e l'invenzione guasta le cose che sembrano vere.

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Mito e Dialettica

È la mitopoiesi che fonda il mondo, non la dialettica. È compito della dialettica com-prendere il mito ed elaborarlo a favore dell'umanità, non il contrario. Fatevene una ragione, voi che potete.

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