Del soggetto

Ciò che fa sì che io non sia tu e tu non sia me, è uno spettatore inerte e trasparente attraversato dall’esistenza, un passeggero privo di dimensione sulla carrozza della vita, un inquilino inconsistente di un corpo che vaga nel mondo. L’osservazione è ciò che rende esistente ogni cosa e possibile le altre, ma non c’è niente e nessuno dietro lo sguardo, come uno specchio, l’innesco del riflesso si esaurisce ogni volta, restituendo ciò che è visto.

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Conoscersi

Nel tentativo di trovare fiducia in noi stessi inventiamo metanarrazioni a cui finiranno per credere, semmai, soltanto gli altri. Allo stesso modo noi finiremo per credere, magari, soltanto a ciò che l'altro, in quanto sé, ci racconta. Si evince dunque che qualsiasi relazione sia soltanto frutto di un fraintendimento.

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L’esistenza, come l’universo, ha una natura circolare. Propagandosi, tale circolarità si riproduce in tanti cerchi concentrici, quanti sono gli aspetti dell’esistenza. Ogni direzione assunta si esaurisce nel momento stesso di intraprenderla, giriamo sempre in tondo. Non esiste nessuna diritta via da poter, semmai, smarrire, ma solo una via di fuga, che tangente al cerchio della vita, inizia dove quello finisce.

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Dirsi sé stessi

È bene drizzare le antenne e produrre interiormente una dovuta separazione tra realtà e parole, quando queste sono messe in fila da chi dichiara, seppur con intenzioni sincere, di raccontare, spiegare, mostrare sé stesso. Sebbene tali discorsi, infatti, emergano da un incontro partecipato, un confronto acceso, uno scambio sentito e financo una confessione a cuore aperto, essi sono sempre il risultato di una post-produzione, necessaria, si intende, perché ogni rappresentazione possa esistere, in un modo (il nostro) o nell’altro. Alla fine, della realtà che riguarda noi stessi non vi sarà traccia, non essendo prerogativa di ciò che ci costituisce lasciarne alcuna.

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La solitudine è la condizione più fertile per la conoscenza. Infatti, quando non sappiamo rivolgerci all’esterno, agli altri, e concederci alle cose del mondo, ecco che non abbiamo altro da fare che rivolgerci all’interno, verso e dentro il pozzo buio, senza fine, dell’ignoto, il quale si rivela propriamente alla domanda: Cosa c'è là fuori?

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L’essere non può essere visto: si nasconde, infatti, nel(per) guardare, e sparisce del tutto, ogni volta che qualsiasi cosa è vista…

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Il soggetto dello sguardo

Lo sguardo è il tramite attraverso cui un mondo guarda un altro mondo. Il proprio sguardo non è “proprio”, ma è del mondo che guarda: a noi, al soggetto, è restituita soltanto la relazione tra il mondo che guarda e il mondo guardato. In prima istanza tale relazione assegna al soggetto un tempo e una posizione riconoscibili che consentono alla coscienza del soggetto di trovarsi, poi, nel sedimentarsi degli “stati” (dove e quando) dell’esser(ci) si producono i significati e, infine, il senso delle cose, che comprende, si intende, anche se stessi. Ma tutto ciò ritorna ad appartenere ai mondi che guardano altri mondi. Cosa si intende per mondi che…

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Il linguaggio della conoscenza

Esiste una saturazione del linguaggio della conoscenza per cui ogni cosa può essere recepita da tale linguaggio attraverso un intendimento apparente non dissimile da quello che possiamo avere dinanzi a un autobus, prima di salirci, sul fatto che ci sia posto o meno? E poi, una volta sul il veicolo ci sposteremmo con esso, che ci porterebbe dove vogliamo, o lì vicino, ma tutto ciò non significa affatto che sappiamo guidare l’autobus. Il linguaggio della conoscenza è dunque quell’autobus, mentre la conoscenza appartiene soltanto a chi lo guida. Ma infondo, perché il passeggero dovrebbe preoccuparsene?   

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Un altro modo per dire coscienza è relazione

Ogni volta che si innesca una relazione nel nostro sguardo spunta l’opera della coscienza; tuttavia la coscienza emerge, ogni volta, in presenza di una relazione. Dire che sia l’una, la relazione, o l’altra, la coscienza, ad “arrivare” per prima è tanto complesso quanto probabilmente inutile, o per meglio dire, inefficace. È infatti in questa concatenazione, che non mostra né inizio né fine ma solo il continuo, che si perpetua il nesso fondamentale alla base della ricerca di ogni sapere e verità. Affinché la relazione possa innescarsi e la coscienza possa altrettanto operare, si predispone una condizione preliminare, caratterizzata dalla realtà che ci costituisce come individui e che si fa…

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In un mare di significati, arriva, prima o poi, la tempesta. Ma qual è la condizione "naturale” del mare? Quella calma o quella tempestosa? Dati i significati, quando è sorto il primo “perché?” Ed ha senso chiedersi perché è sorto? È il ritorno del caos che piomba su ciò che significa a farci chiedere “Perché accade ciò (il caos)? E poi subito dopo “Perché quest’altro significa(va) così?”. È la crisi di ciò che è dato significare che ci fa interrogare prima sulla sua distruzione o cambiamento, e poi sul significato stesso? Forse è il dolore a farci porre la domanda metafisica? Scopriamo la dimensione trascendentale quando la narrazione viene…

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