Essere e divenire

La prima effettiva costituzione della realtà siamo noi stessi. E quando la realtà ci viene in-contro, generando attrito, non è l’io che si scontra, poiché già si costituisce in essa, è la realtà “io”, quindi, diciamolo meglio, è la realtà interna che si incontra con la realtà esterna, non in maniera sostanzialmente diversa rispetto a uno scoglio che incontra le onde del mare o una foglia sbalzata via dal vento. Per quanto in linea teorica quanto detto sembra filare serenamente, l’opposizione dell'io – realtà interna – con la realtà esterna genera il fraintendimento che la realtà, nella sua sostanziale oggettività tangibile del divenire, stia soltanto all’esterno, mentre noi (io)…

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Penso dunque non sono

La coscienza è l'allucinazione che ci fa credere di esistere, e per questo è la più difficile da dubitare, perché non resterebbe nessuno a farlo. Dunque cosa ci restituisce l'ultimo dubbio? Il non essere.

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Il sapere invecchiato

Non è stato con l’avanzare dell’età che si è preso sempre maggiore consapevolezza di cosa si costituisce la realtà: con la diretta conseguenza che quello che si è creduto essere vero, fosse illusorio. Non è neanche vero che la giovinezza prima dell’invecchiamento sia costituita da menzogne credute fintanto che non si scoprono tali invecchiando. È tutto il contrario. Chi diventiamo invecchiando si costituisce una menzogna e nient’altro sa produrre nei confronti della realtà e non solo: egli proietta nel tempo quel suo sguardo menzognero per contaminare lo sguardo ancora giovane rivolto alla realtà. Sguardo che piuttosto era in grado di prodursi autentico: e la realtà su cui s’affacciava si…

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Perché ci si innamora? È opera della necessità? No, perché essa è ancora in attesa fintanto che non accade. È contingenza allora? Neanche, perché per accadere deve potersi fermare. E dunque? Dunque è nella terza via, che si mostra al biforco, laddove emerge quel sentimento. Ovvero nell’incontro(incastro) tra necessità e contingenza. E dal loro connubio esso fiorisce. Nel divenire ogni cosa che scorre abbaglia e non si vede, finché non si ferma, sul nodo di Ananke, e si mostra: e perché si mostra? Ma ancora prima che la domanda si formuli, quando ancora s’affaccia l’intenzione soltanto di chiedersi… Ecco perché!

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L’illusione filosofica

La tendenza è sempre quella: “Pensare di…”. Le condizioni preliminari, affinché si voglia far intendere a noi stessi che le nostre idee possano germogliare e crescere dentro la nostra identità esistenziale, sono che qualcosa deve avere modo di potersi compiere, ma che allo stesso tempo non giunga mai completamente a compimento. Nello specifico la prima è una condizione “necessaria” la seconda è “necessaria e sufficiente”. Questo lo si capisce. La questione merita di essere ampliata filosoficamente; con un po’ di scaltrezza ed emancipazione dal proselitismo filosofico ci si potrebbe accorgere che siamo nel campo della gnoseologia. Ma il termine, come al solito, è uscito dalla parte sbagliata, e la…

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Un giorno, per un emerso e stringente bisogno di comprendere, abbiamo assegnato alla verità la proprietà dell’essere. Tuttavia si trattava ancora della verità degli oggetti. Ma non ci è bastato, volevamo sapere dove trovarla, e allora abbiamo voluto la verità negli oggetti e per questo abbiamo deciso di metterci dentro l'essere, financo imprigionandolo, pur di vederlo lì (qui) e dire: è vero. Non paghi, affinché non fosse anche altrove, non potendo fermare il tempo, abbiamo impedito che scorresse, per vederlo ora e sempre e dire: è eterno. Grandi e paffutelli ci siamo liberati dalle categorie metafisiche, ma neanche per un attimo abbiamo pensato di liberare l’essere. E in quelle…

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Critica della coscienza

Dunque l’illusione più grande è quella di aver creduto e continuato a credere ogni volta, di essere ciò che diveniamo. Il mantenimento in itinere di questa illusione è dovuto alla coscienza, che fissa, nella sua “presa” il divenire ri-mandandoci l’immagine al nostro riconoscimento per essere protocollata: se passa allo sportello è fatta! – Diventiamo ciò che siamo. – Questa operazione si ripete continuamente in ogni presa d’atto sul mondo, sulle cose, sull’altro, oltre che su sé stessi. Ma si intende che ogni cosa viene, attraverso procedure più o meno automatizzate, protocollata; semmai il divenire che riguarda se stessi può presentare una procedura più complicata e conseguentemente più significativa. Per…

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Il segreto inconfessabile – e sconosciuto – del riduzionista è quello di poter ridurre a “così poco” il mondo da riuscire a sopportalo; quindi distaccarsene, potersene fare ciò che gli pare, anche liberarsene, per poi magari riprenderselo un giorno qualsiasi, o magari no, insomma come quel Dio inopportuno e irresponsabile, esserne la metafisica.

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