"Il senso delle cose" è un’indagine universale probabilmente inesauribile. il "significato" delle cose, invece, ha meno pretese, ma col senso mantiene continuamente un rapporto di reciprocità ed in esso, sa, compiersi il suo destino, in cui si perde e si ritrova allo stesso tempo, come un fiume che sfocia nel mare. Ma se usiamo la parola senso intesa come condensazione di significati, possiamo permetterci di associare ad essa stessa un significato, in quanto ne è costituita e non può esimersi da esserlo. In questa ottica il significato arriva ad avere un ruolo ancora più radicale e radicante del senso stesso. Ed a pensarci bene non è affatto irragionevole, come…
Destino, provvidenza e sorte
Ovvero il crocevia delle contraddizioni più spinose. In mezzo a questi tre concetti ci giochiamo la mossa nascosta che porta alla disfatta, il cenno segreto che manifesta le nostre vere intenzioni, lo sguardo chino in attesa che ciò che non vogliamo si compia. Sicuramente i più grandi fraintendimenti sono da imputare quasi sempre a una di queste tre parole e ai significati che si portano dietro. È fatalmente pericoloso credere che qualcosa accada perché doveva accadere, ma non meno pericoloso è pensare che qualcos’altro accada perché sarebbe accaduto, ma il pensiero più infetto di tutti forse è credere che ciò che accade è successo grazie o per colpa della…
L’arte è quantomeno ambivalente, molteplice è certamente ciò che rappresenta, ma altrettanto lo è la sua funzione. La rappresentazione è trascendentale; trascendere significa porsi al di fuori, sedersi sulla poltrona ed osservare dinanzi, ma significa anche vedersi. Se ci addentriamo ancora un poco nel significato di trascendentale allora intendiamo che in un certo senso raccogliere qualcosa dentro lo sguardo, com-prenderla è necessariamente un atto di semplificazione (i filosofi però la chiamano sistematicità), ghermire con i significati ciò che si osserva, significa soggiogarlo, addomesticarlo. Le immagini. Esse non esistono nella realtà, non ci sono: neppure un paesaggio che si staglia immobile dinanzi a noi è immagine fintanto che non trascendiamo,…
La ragione è nata prima della morale
L’intendimento della realtà e le successive induzioni hanno indirizzato l’uomo verso il lungo cammino della ragione. Successivamente, dopo molte induzioni, si sono sviluppate le prime deduzioni, alcune di queste hanno fornito i presupposti che, in qualche momento della storia umana, hanno portato alla formazione di talune regole, inizialmente, è presumibile, per acquisire una determinata sicurezza sul dominio dei propri mezzi nei confronti della realtà circostante. Tali regole sono poi diventate il sistema attraverso il quale sarebbe stato possibile immaginare come avrebbe potuto essere la realtà e quindi prevederla. Un ulteriore desiderio di sicurezza del proprio dominio sulla realtà circostante ha portato ad utilizzare l’immaginazione per decretare come la realtà…
Cos’è un principio morale?
È razionale? Niente affatto si direbbe. È un principio, per cui può fare a meno della ragione, anch’essa può venir dopo. È ragionevole? Può esserlo, e a seconda di che tipo di principio si tratti, tende ad esserlo. In altre parole il principio non nasce dalla ragione, non necessita di essere razionale, però si caratterizza tale in forza di ciò che di razionale si deduce da esso. Per schematizzare dell’altro, ciò che si deduce da un principio “induce” - nell’attraversamento reale - poi al principio stesso. Problemi per la logica che non ci riguardano più di tanto. È interessante il principio morale invece. Spesso l’etica che scaturisce da un’affermazione…
Ci siamo preoccupati di distruggere il dualismo, non senza un certo risentimento, per ostentare a tutti i costi un’unità della materia che costituisce l’uomo. Ci siamo riusciti? Forse abbiamo caricato i due conviventi, l’uno un po’ troppo di una condizione etica, spirituale, religiosa e l’altro d’una condizione mondana, passionale, turbante. Se facessimo pulito di tutte le vesti e gli addobbi, cosa resterebbe? La coscienza e la carne. E se ci preoccupassimo di identificarne le caratteristiche, mettendo da parte le implicazioni, vedremmo naturalmente che l’una, la coscienza, ha una predisposizione al distacco astratto, l’altra, la carne, ad un coinvolgimento concreto. E seppure si possano ritracciare molte sfumature in mezzo a…
La caduta che sembrava un’ascesa
È stato l'umanesimo stesso a privare l'uomo della sua umanità, o quanto meno ad iniziare il percorso che lo ha portato alla sua disumanizzazione. Si tratta di un processo progressivo, si può parlare anche di indebolimento, deterioramento, smarrimento, insomma perdita dell'umanità. E si intende quello che dico, se pensiamo a come l'uomo per gestire la sua dimensione umanistica di centralità operi continuamente un ridimensionamento di se stesso, facendo, in un certo senso, di quella centralità, un luogo provvisorio, di passaggio, temporaneo ecc., avendo innanzi tutto come fine quello di non accollarsi, per davvero, tutta quella responsabilità sul mondo, sull’esistenza, sull'universo e, soprattutto, verso se stesso. Non secondari sono gli…
