È razionale? Niente affatto si direbbe.
È un principio, per cui può fare a meno della ragione, anch’essa può venir dopo.
È ragionevole? Può esserlo, e a seconda di che tipo di principio si tratti, tende ad esserlo.
In altre parole il principio non nasce dalla ragione, non necessita di essere razionale, però si caratterizza tale in forza di ciò che di razionale si deduce da esso.
Per schematizzare dell’altro, ciò che si deduce da un principio “induce” – nell’attraversamento reale – poi al principio stesso.
Problemi per la logica che non ci riguardano più di tanto.
È interessante il principio morale invece.
Spesso l’etica che scaturisce da un’affermazione morale si carica in forza di un principio per cui tale affermazione non possa non essere ragionevole, se non addirittura logica o perlomeno significativa. Anche se questi tre stati sono molto diversi tra loro, in ambito morale riconducono sempre alla solita dimensione che da connotazione all’affermazione di un principio morale, o alle sue più o meno dirette conseguenze: la spiegazione.
Dalla predica alla giustificazione in merito ad un principio morale professato oppure applicato si tende a dimostrare la ragionevolezza del principio morale stesso in un continuo gioco di scambi tra deduzione ed induzione in nome di una ragione quantomeno imbarazzata.
I principi sono irrazionali, ed hanno le loro fondamenta in tutt’altro luogo che non sia la ragione, con essi ci comportiamo in maniera non dissimile dal bambino che cerca di spiegarsi fornendo una giustificazione articolata della sua marachella.
Quando saremo abbastanza grandi per non aver paura di dire quello che vogliamo?
