La caduta che sembrava un’ascesa

È stato l’umanesimo stesso a privare l’uomo della sua umanità, o quanto meno ad iniziare il percorso che lo ha portato alla sua disumanizzazione.

Si tratta di un processo progressivo, si può parlare anche di indebolimento, deterioramento, smarrimento, insomma perdita dell’umanità. E si intende quello che dico, se pensiamo a come l’uomo per gestire la sua dimensione umanistica di centralità operi continuamente un ridimensionamento di se stesso, facendo, in un certo senso, di quella centralità, un luogo provvisorio, di passaggio, temporaneo ecc., avendo innanzi tutto come fine quello di non accollarsi, per davvero, tutta quella responsabilità sul mondo, sull’esistenza, sull’universo e, soprattutto, verso se stesso.

Non secondari sono gli effetti di spaesamento, vertigine, paura, insostenibilità che tale centralità gli provoca e che lo porta continuamente a spostarsi dal centro, così che, effettivamente, il trionfo dell’umanesimo è vissuto dall’uomo come una perpetua discesa dalla vetta che lo rappresenta.

L’uomo che compie l’atto creativo e realizzativo della sua umanità subisce anche uno smarrimento (non un perdersi, sia chiaro) procurato dalla presa d’atto del limite trascendentale a cui è costretto: tale limite si esplica nella attitudine trascendentale dell’uomo e la sua incapacità di oltrepassare il limite dinanzi alle porte del trascendente. Per ristorarsi da tale smarrimento ecco che l’uomo abbandona la centralità universale che l’atto creativo della sua umanità gli “offre” e ridimensiona l’atto e la realizzazione della sua creatività nell’oggetto della sua produzione; per fare ciò, ovvero privare dell’elemento trascendentale che permea la sua opera creativa, deve oggettivare anche se stesso, ovvero rimuovere ogni traccia del percorso smarrente diretto verso una trascendentalità incompiuta, ed è per questo che tale operazione fa sì che l’uomo trasformi in oggetto anche una parte di sé, quella cioè che nell’atto creativo innesca l’opera.

Possiamo dunque portare avanti il discorso per indicare come l’uomo, per sopportare tale trascendentalità incompiuta, operi su se stesso un procedimento oggettivante, una propria automazione, meccanizzazione di sé.

Tale procedimento si rende necessario per poter mantenere il dominio umanista e allo stesso tempo rimuovere il problema della trascendenza.

Questo, si intende, ha delle conseguenze significative.[…]