La morale di per sé è la scusa per fare qualcosa piuttosto che un’altra, oppure non farla affatto, che sia l’una o l’altra cosa da fare. Difficilmente si trova la morale nell’azione o non azione compiuta, essa è soltanto motivata prima da una scusa e giustificata dopo dalla medesima oppure un’altra.
La morale non è nelle cose.
È nelle persone? In questo caso le persone non sono molto diverse dalle cose, perlopiù, e l’unica attitudine che genera una moralità già nell’agente e di riflesso anche nell’azione è l’onestà.
Non intesa come valore o principio morale e conseguenti etichette annesse.
Onestà come condizione dell’individuo e disposizione del suo agire.
La morale non ha a che fare con l’onestà. La morale è figlia del connubio tra un argomento relativo e una posizione statica che nel crescere assume un carattere assolutistico. Questa ipocrisia implicita non ha niente a che fare con l’individuo onesto, che è figlio del divenire.
L’educazione da sola non produce un individuo onesto. Essa trasporta la coscienza di chi la impartisce, ne è l’aspetto, la cipria. Raramente vi è un legame coerente, una consequenzialità, tra l’educazione impartita e la coscienza d’origine che la impartisce. Questa discrepanza non può essere la base di una struttura che produce efficacemente un individuo onesto.
Neppure la conoscenza, da sola, può farlo. Essa difficilmente rende un individuo diverso da quello che è. Essa non agisce radicalmente su un individuo non onesto, al massimo può complicarlo soltanto, oppure abbellirlo affinché gli si perdoni tutto, o altrimenti elevarlo affinché non si possa neppure sfiorarlo. La conoscenza agisce realmente soltanto su un individuo (già) onesto, o potenzialmente tale.
Potremmo considerare tante altre variabili formative per intuire come l’individuo onesto si formi oppure no. Ma non è questo il punto. La condizione affinché si produca un individuo onesto è data da una contingenza tra la formazione stessa e la necessità.
L’individuo onesto si forma tale perché non ha avuto il bisogno di non esserlo. Ma si può essere ancora più meticolosi e non ridurre tutto al determinismo ambientale, egli non ha sentito il bisogno di non essere onesto. Non si tratta di una condizione ontologica.
L’uomo nel suo divenire compimento è un accadimento anch’egli. E questa condizione che lo ha reso libero dalla necessità di non essere onesto, come ogni altra abitudine e caratteristica dell’individuo, si sedimenta tanto più passa il tempo e accadono le cose. In questa maniera la disonestà è costretta a diventare una necessità sempre più grossa affinché l’individuo onesto possa cedervi.
Ma egli non deve che ringraziare la sedimentazione delle sue attitudini: il carattere…?
Ecco che si arriva da un’altra strada ad una faccenda simile, vista da una prospettiva non morale.
Forse, l’unica cosa che deve ringraziare è il caso.
