“Il senso delle cose” è un’indagine universale probabilmente inesauribile.
il “significato” delle cose, invece, ha meno pretese, ma col senso mantiene continuamente un rapporto di reciprocità ed in esso, sa, compiersi il suo destino, in cui si perde e si ritrova allo stesso tempo, come un fiume che sfocia nel mare.
Ma se usiamo la parola senso intesa come condensazione di significati, possiamo permetterci di associare ad essa stessa un significato, in quanto ne è costituita e non può esimersi da esserlo.
In questa ottica il significato arriva ad avere un ruolo ancora più radicale e radicante del senso stesso. Ed a pensarci bene non è affatto irragionevole, come accade con gli atomi per la materia, così avviene per i significati e il senso.
Tale senso significante e significativo in ultima istanza non potremmo mai dire da cosa sia dato, ma piuttosto potremmo dire che si dà. Ed esso si dà nella sua narrazione, ma per essere più precisi, nella sua narrabilità. Ciò che non può essere narrabile infatti non riusciamo neppure a identificarlo sensato. Questo avviene anche nei processi realizzativi dei singoli significati.
È da chiedersi quindi di questa narrazione. Chi narra? Cosa è, o diventa, narrabile? In che modo ciò accade? E per quali ragioni? – Le ragioni sono limitanti – diciamo meglio: per quali motivi? […]
