Esiste la possibilità che la coscienza non debba in ogni modo raggiungere una metafisica nell’atto di “presa” sul mondo? Cosa significa insomma la presa di coscienza? Essa sicuramente si manifesta con la visione, tale di uno sguardo che è quello della coscienza, appunto. La visione è un atto trascendentale in sé, essa si estrae (e astrae) da ciò che le appare e a cui appartiene in quanto tanto lo spazio del soggetto in cui opera, quanto lo spazio dell’oggetto che osserva appartengono alla medesima realtà. Anche se, pur essendo quanto appena detto un atto di ammissione della condizione paritaria che ha l’uomo depositario (per quanto ne sappiamo) della coscienza,…

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Ci siamo preoccupati di distruggere il dualismo, non senza un certo risentimento, per ostentare a tutti i costi un’unità della materia che costituisce l’uomo. Ci siamo riusciti? Forse abbiamo caricato i due conviventi, l’uno un po’ troppo di una condizione etica, spirituale, religiosa e l’altro d’una condizione mondana, passionale, turbante. Se facessimo pulito di tutte le vesti e gli addobbi, cosa resterebbe? La coscienza e la carne. E se ci preoccupassimo di identificarne le caratteristiche, mettendo da parte le implicazioni, vedremmo naturalmente che l’una, la coscienza, ha una predisposizione al distacco astratto, l’altra, la carne, ad un coinvolgimento concreto. E seppure si possano ritracciare molte sfumature in mezzo a…

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