Il linguaggio della rappresentazione è costantemente inopportuno per il pudore che ne dovrebbe conseguire dalla sua matrice stessa. Esso di fatti manifesta inevitabilmente e costantemente l'equivoco dell'esistenza, la dispersione dell'assenza, unico carattere effettivamente identificabile con la sostanza. Nella fattispecie tale linguaggio è una tecnologia dispersiva e disperdente che ha dissolto la dimensione stessa che lo ha reso necessario nel farsi rappresentativo: la coscienza. Raggiunto il punto critico di espansione coscienziale esso ha prodotto un collasso stesso della coscienza, producendo quindi una caduta della materia coscienziale all'interno di se stessa, nella stessa maniera in cui il collasso di una stella porta a produrre un buco nero. La coscienza, infatti, non…
